“Mens sana in corpore sano” 

STRESS

Lo stress è una nozione del tutto individuale, del tutto soggettiva, che dipende dalla nostra personalità.

Dott. Leon Renard.

 

Hans Selye era un medico ungherese, nel 1936 contribuì in modo significativo alle ricerche sullo stress. In quell'anno infatti era a Montreal alla McGill University dove compiva delle ricerche. Infatti Selye aveva iniettato quotidianamente una sostanza a dei ratti per testarne gli effetti, a questi topi aveva poi riscontrato ulcere peptiche,atrofia dei tessuti del sistema immunitario e un notevole ingrossamento delle ghiandole surrenali. Il fatto era che gli stessi sintomi si potevano riscontrare anche in quei ratti in cui era stata iniettata quotidianamente una soluzione fisiologica!Questi animali avevano in comune solamente il fatto che ogni giorno avevano subito delle iniezioni,quindi i sintomi che presentavano avrebbero potuto essere una risposta a una situazione poco felice.Selye cercò di provare la sua tesi sottoponendo gruppi di topi all'esposizione a troppo caldo o troppo freddo, di tossine, forti rumori e agenti patogeni.Inevitabilmente si riscontrarono gli stessi effetti.


Il termine usato per descrivere questa patologia venne preso dal lessico fisico(indicava lo sforzo o la tensione a cui era sottoposto un materiale), Selye lo utilizzò per indicare la "risposta non specifica dell'organismo a uno stimolo negativo" noto anche come "Stress". Nacque cosi la disciplina fisiologica dello stress.

COSA E’ LO STRESS
STRESS, nel linguaggio comune assume il senso di tensione, ansia, preoccupazione, senso di malessere diffuso associato a conseguenze negative per l'organismo e per lo stato emotivo e mentale dell'individuo.
Hans Selye, il padre dello stress, fu uno dei primi ricercatori a studiarlo, all’inizio degli anni quaranta. Nel 1936 da la prima definizione scientifica dello stress: "lo stress è la risposta strategica dell'organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, cui venga a esso sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso".
La risposta di stress, definita dal Dr. Selye "General Adaptation Syndrome" (G.A.S.) ovvero “sindrome generale di adattamento” è un insieme di reazioni che, scatenate dallo stimolo esterno o stressor cognitivo, hanno un’origine nelle facoltà intellettuali (si percepisce, più o meno consapevolmente, un pericolo, una situazione sconosciuta o semplicemente un fastidio), e da lì la reazione a catena passa a coinvolgere le funzioni dal sistema nervoso autonomo e poi il sistema endocrino coinvolgendo una serie di ormoni che, a loro volta, agiscono su tutta la periferia dell’organismo, per esempio, favorendo la coagulazione del sangue e contraendo i vasi periferici. Gli elementi che consentono la risposta da stress sono il sistema nervoso, endocrino e immunitario; allo scopo di mettere l’individuo nella migliore "condizione di combattimento o fuga".
Lo sindrome generale di adattamento , si compone di tre fasi.


1) REAZIONE DI ALLARME: In una prima fase preliminare o do choc si mobilitano le energie difensive (innalzamento della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare, diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo, ecc.), l’organismo rimane passivo, calando le funzioni vitali.

2) FASE DI RESISTENZA: Nella fase di resistenza invece, l'organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo per raggiungere l'equilibrio è intenso. Ha una durata maggiore della precedente ed è acompagnata da fenomeni endocrini.

3) FASE DI ESAURIMENTO O DI COLLASSO: Se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa, si entra in una fase di esaurimento in cui l'organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare; si ha il cedimento delle difese immunitarie e l’organismo, incapace di reagire, si indebolisce favorendo la comparsa della malattia; rappresentate per esempio, dal diabete o dell'ipertensione arteriosa (malattie psicosomatiche).
Se invece lo stress ha un’intensità sopportabile per un periodo limitato è più facile ritornare ai livelli di norma.


EUSTRESS

Eustress, stress positivo, significa letteralmente, "giusto" (eu-) stress.. Stimolo che induce l'organismo a reagire al meglio a un evento esterno.

Manuela Pompas scrive nel suo libro “Stress Malattia del Anima”: “Tuttavia, anche se siamo abituati a pensare allo stress in termini negativi, in realtà esso non è sempre nocivo, anzi a volte è addirittura necessario: infatti, per realizzare qualunque obiettivo occorre mettere in moto un meccanismo di azione. Questo sarà tanto più potente quanto maggiore è lo sforzo che dobbiamo fare, il quale attiva il nostro sistema biochimico e nello stesso tempo brucia l’energia che ci serve per quella situazione. In questo caso lo stress positivo (chiamato eustress o stress acuto) produce una modificazione momentanea dell’organismo, che viene ristabilizzato senza danni con il riposo o semplicemente ritornando a un comportamento normale. Da questo punto di vista possiamo paragonarci agli atleti che, per ottenere un buon risultato e raggiungere il traguardo prefissato, qualunque esso sia, devono applicarsi al massimo, sottoponendosi con disciplina e costanza a uno sforzo continuo nel tempo”.


DISTRESS

Distress o stress negativo, spesso in forma cronica, che produce effetti negativi sulla psiche e sull'organismo. In italiano si utilizza solo in medicina per una particolare malattia polmonare.

Continua Manuela Pompas: “...nel caso in cui una persona si trovi in reale pericolo, per esempio in un ambiente a rischio…qui lo stato di allerta non solo è necessario, ma è addirittura indispensabile per la sopravvivenza. Tuttavia uno stato di allarme continuo abbassa le capacità di reazione e di difesa, per cui occorre modulare la nostra attenzione con le situazioni in cui ci troviamo. In caso di emergenza, è proprio lo stress che mobilita in pochi secondi le nostre difese, l’energia che serve ai nostri muscoli in una circostanza rischiosa, per affrontare il nemico o per scappare.
Tuttavia lo stato di allerta va abbandonato quando si ritorna alla norma, in un contesto pacifico, non più pericoloso. Ma non tutti sono capaci di rilassarsi quando dovrebbero… Ed ecco allora che insorge il problema. Lo stress deteriora le capacità di adattamento dell’individuo e da acuto diventa cronico (in questo caso viene chiamato distress), permanendo al di là delle condizioni di necessità, della situazione oggettiva, con un conseguente collasso delle difese immunitarie.

Cinque fasi del distress cronico:

Il Dr. Giovanni Chetta www.giovannichetta.it, nel suo articolo OLTRE LO STRESS, cita che gli studiosi del “Canadian Institute of Stress”, dopo aver eseguito un’analisi statistica su persone con sintomi tipici del distress a cui furono poste delle domande tratte da un questionario chiamato “Stress Inventory System” (inventario sistematico dello stress), hanno definito cinque fasi del distress cronico (stanchezza cronica, problemi interpersonali, turbe emotive, dolori cronici, patologie da stress): scrive proprio su queste cinque fasi del distress
A) Stanchezza cronica (fisica o mentale). Questa fase può cominciare con la necessità quotidiana di un forte sforzo ad alzarsi dal letto oltre che di una bevanda eccitante (caffè o tè) per svegliarsi. Poi si continua a cercare aiuto nella caffeina durante la giornata. Nel pomeriggio o verso sera comincia a prevalere una certa stanchezza e quando si rientra a casa, non si desidera altro che sdraiarsi. 

A questo punto si può cedere all’abitudine serale di bere alcolici per rilassarsi, riuscendo solo a stordirsi. Infatti, di notte si dorme poco o si dorme ma non si riposa.

Di giorno in giorno, le crisi di stanchezza diventano più lunghe ed estenuanti, finchè una mattina ci si accorge di non avere neppure la forza di alzarsi dal letto.

B) Problemi interpersonali, autoisolamento. Con la seconda fase del distress hanno inizio i problemi nei rapporti con gli altri: si diventa sospettosi e ostili verso tutti, pronti alla lite. La capacità di autocontrollo diminuisce ogni giorno, mentre aumenta la facilità di adirarsi per motivi trascurabili o immaginari. Peggiorando le relazioni interpersonali, si perdono le possibilità di gratificazione e conforto legate ai buoni rapporti col prossimo. Si tende così a ridurre gradualmente gli incontri con le altre persone trascurando sia le amicizie più care sia i familiari; può succedere così che moglie e marito diventino due estranei pur continuando a vivere, loro malgrado, nella stessa abitazione. La tendenza a rinchiudersi in se stessi e all’isolamento dalla vita sociale cresce rapidamente, insieme con la stanchezza, che lascia appena le forze sufficienti per sopportare le giornate di lavoro; e ogni minima difficoltà diventa un problema insolubile.

C) Turbe emotive. Nella terza fase del distress diventa quasi costante l’irritabilità della fase precedente, ma l’aggressività è meno rivolta verso gli altri perché viene interiorizzata, coinvolgendo l’intero organismo. Si è quindi insicuri, confusi, incapaci di attuare scelte o prendere decisioni. I rapporti sociali continuano a deteriorare finchè l’incapacità di controllare le proprie emozioni diventa un problema grave e preoccupante. Si soffre per la mancanza di un equilibrio emotivo stabile, capendone ora l’importanza ma essendo costretti a subire un’alternanza di depressioni ed esaltazioni ingiustificate. L’instabilità emotiva condiziona fortemente l’efficienza nel lavoro provocando, secondo le variazioni d’umore, risultati alterni di ottima o pessima qualità. A causa del logoramento psicologico derivante, si finisce col perdere del tutto il controllo della propria vita, che sembra ora senza scopi precisi e governata dal caso. Anche i pochi affetti rimasti si esauriscono pian piano aggravando il senso di insoddisfazione.

D) Dolori cronici. La quarta fase è quella dei dolori fisici tramite i quali l’organismo suona il campanello d’allarme, denunciando con forza la necessità di uscire da una lunga fase di resistenza da stress e dal conseguente stato di ansietà cronica. Il primo sintomo fisico è la rigidità muscolare, specialmente nelle aree del collo, delle spalle, della parte inferiore della schiena e di tutto il viso. Non di rado di notte si tende a serrare le mascelle e talvolta a digrignare i denti nel sonno (bruxismo) quasi a voler scaricare la tensione interiore, col rischio di provocare o peggiorare le anomalie di posizione delle arcate dentali (malocclusioni) o di difetti nell’articolazione temporo-mandibolare (sindrome dell’articolazione temporo-mandibolare) con conseguente risentimento a livello posturale e quindi su tutto l’apparato muscolo-scheletrico. I tentativi di riposo prolungato, per esempio il sabato o la domenica mattina, nel tentativo di recuperare dopo una lunga e pesante settimana, sfociano spesso in emicranie o cefalee “da weekend”, tipiche del rilassamento muscolare troppo intenso e rapido, per l’improvviso ritorno del flusso normale nei vasi sanguinei della testa, dopo giorni di compressione forzata.

E) Patologie da stress. In questa ultima fase del distress si esce dal lungo periodo di resistenza per entrare nella variante cronica dell’esaurimento (si parla infatti di persone “esaurite”). I danni invisibili accumulati per lungo tempo nell’organismo si manifestano con malattie specifiche, in gran parte favorite dal progressivo indebolimento del sistema immunitario: raffreddori, influenze, ulcere, coliti, asma, ipertensione, vari difetti cardiovascolari ecc. Quando poi ci si rilassa, per una breve vacanza, avvengono nell’organismo rapidi cambiamenti, in particolare ormonali, in grado di causare effetti potenzialmente catastrofici.

TIPI DI STRESSORI

Nel libro Stress Malattia dell’Anima,Manuela Pompas menziona la scala con sette tipi di stressore proposta per George Kohlrieser psicologo clinico e organizzativo di fama mondiale e docente presso prestigiose scuole internazionali, tra cui l’ IMD (Institute for Management Developement) di Losanna dove insegna comportamento organizzativo.

1.- La perdita, di una persona cara, animale, posto, oggetto. Per tutti, è molto importante essere attaccati a cose diverse da noi. E quando c’è una perdita, quando si rompe un legame o c’è una separazione, l’individuo reagisce rispondendo con il dolore. Qualunque perdita, e la più significativa è senza dubbio la morte, produce una reazione di dolore. Ma nella vita di ognuno ci sono tante piccole morti, più distruttive di quelle grandi: per esempio il divorzio, soprattutto se l’altro per un qualunque motivo è sempre presente. Quando un figlio se ne va di casa i genitori possono anche festeggiarlo, ma si dentro di loro vivono questo evento come un abbandono, una perdita, prima o poi entreranno in depressione: la soluzione è rendersi conto che hanno nostalgia del figlio, esprimere questa loro emozione e poi muoversi in una nuova direzione.

2.- Il secondo stressore è la perdita di uno scopo, che significa anche la perdita di direzione: ogni cosa che facciamo deve avere un significato, uno scopo, altrimenti ci sarà una reazione di stress.

3.- Il terzo stressore è l’isolamento e la solitudine che agiscono sull’organismo influenzando il sistema cardio-vascolare.

4.- Quindi c’è la sindrome della fretta, della corsa: se si cerca di vivere venticinque ore in una giornata, si vive a un ritmo superiore a quello che il proprio corpo possa sopportare.

5.- Poi ci sono le relazioni negative, che chiaramente hanno conseguenze nefaste. Frequentare una persona per noi negativa significa perdere energia e salute.

6.- Il sesto stressore è dato dal fatto di lasciarsi coinvolgere dalle piccole cose: c’è chi non si impressiona per i grandi avvenimenti, i grandi problemi, ma poi diventa irritabile quando arriva a casa e i bambini lo disturbano, o per un ritardo, per ogni minima controversia.

7.- L’ultimo stressore è dato da fattori ambientali, come la sovrappopolazione, l’inquinamento, il traffico, tutto ciò che accade all’esterno.

 

             PRINCIPALI SINTOMI DELLO STRESS 
 FISICO  EMOZIONALE  COMPORTAMENTALE 
 A livello cardiaco: tachicardia, irregolarità del battito cardiaco, dolore al centro del petto, ipertensione,infarto.A livello polmonare: asma bronchiale (crisi asmatica innescata e mantenuta dall'ansia), iperventilazione (respiro rapido e superficiale).A livello endocrino: lo stress influenza l'attività delle ghiandole endocrine periferiche, quindi ghiandole surrenali, pancres, reni, tiroide. A livello uro-genitale: eiaculazione precoce(nell'ansia cronica), diminuzione del desiderio (nella depressione).A livello della pelle: iperidrosi (eccessiva sudorazione, di solito al palmo della mano o alla pianta del piede), prurito,tricotillomania (la persona si strappa icapelli,spesso le ciglia).   Frequente sensazione di stanchezza generale, difficoltà di concentrazione, attacchi di panico, crisi di pianto, depressione, attacchi di ansia, confusione mentale.  Difficoltà ad esprimersi ed a trovare un vocabolo conosciutissimo, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, disturbi del sonno, cambio della voce, iperattività, irritabilità.Fame eccessiva e nevrotica o inappetenza.Respirazione superficiale e accelerata
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